Il 26 maggio 2026, Jannik Sinner scende in campo al Roland Garros per la prima volta in questa edizione. L'avversario del primo turno è Clement Tabur, tennista francese numero 165 del ranking mondiale, entrato in tabellone grazie a una wild card degli organizzatori. È il debutto più morbido che Sinner potesse sperare in uno Slam che storicamente non gli ha regalato niente.
Il motivo per cui questo Roland Garros è diverso da tutti i precedenti è racchiuso in una frase che nel tennis vale quanto qualsiasi analisi tecnica: l'unico Slam che manca. Sinner ha vinto gli Australian Open, gli US Open, Wimbledon. Non ha ancora vinto Roland Garros. È rimasto fuori dal Career Grand Slam — il traguardo che appartiene solo ai più grandi — per un solo torneo, e quel torneo si gioca adesso, su questa terra rossa, con un tabellone che è il più favorevole degli ultimi tre anni.
Perché il 2026 è diverso la stagione su terra che ha cambiato tutto
Per capire quanto Sinner sia diverso da quello che ha perso la finale del 2025, bisogna guardare alla stagione su terra del 2026 che l'ha preceduto. Tre tornei, tre titoli: Montecarlo, Madrid, Roma. Una sequenza che non appartiene alla storia recente del tennis — neppure Djokovic nel suo periodo di dominio totale aveva vinto queste tre prove consecutive nella stessa stagione.
La vittoria a Roma è stata la più significativa dal punto di vista psicologico. Gli Internazionali d'Italia sono storicamente il torneo in cui i finalisti di Roland Garros si rivelano — le condizioni, la superficie, i tempi di gioco sono i più simili a quelli di Parigi. Sinner ha vinto dominando, senza perdere un set nel percorso verso la finale, battendo avversari di altissimo livello in una serie di partite in cui ha mostrato la profondità difensiva, la qualità del dritto in uscita dal servizio e la tenuta mentale nei momenti critici che a Parigi saranno decisive.

Il confronto con il 2025. Un anno fa, Sinner arrivava al Roland Garros reduce da una stagione su terra già ottima ma con qualche incertezza. La finale di Parigi è stata una delle partite più straordinarie degli ultimi vent'anni di tennis — cinque ore e venti minuti, tre match point annullati da Alcaraz, una sconfitta che bruciava perché era arrivata dopo essere stati a un passo. Nel 2026, quella finale è ancora lì, nella memoria e nella motivazione. Ma il Sinner che arriva a Parigi adesso è un giocatore che ha risposto a quella sconfitta con un dominio stagionale che non lascia spazio a dubbi sulla direzione del suo tennis.
Il fattore Alcaraz: l'assenza che cambia tutto
Carlos Alcaraz non è al Roland Garros 2026. L'informazione circola da settimane ma vale la pena elaborarne le implicazioni con precisione, perché il rischio è di sopravvalutarla o di sottovalutarla.
Alcaraz è stato il boia di Sinner a Parigi per due anni consecutivi — semifinale nel 2024, finale nel 2025. Non in modo fortunoso: Alcaraz sulla terra rossa è il giocatore più completo e più pericoloso che Sinner potrebbe incontrare, con una combinazione di fisica, varietà di colpi e qualità del gioco a rete che nessun altro avversario replicherebbe con la stessa intensità.
La sua assenza non garantisce niente. Zverev — che occupa la metà bassa del tabellone ed è il favorito più accreditato come potenziale avversario in finale — ha già dimostrato a Parigi di essere un avversario serissimo sulla terra, con fisicità e servizio che sulla distanza dei cinque set possono fare la differenza. Medvedev, pur essendo tradizionalmente meno a suo agio sulla terra, ha mostrato una forma eccellente nelle ultime settimane. Djokovic rimane un nome da non sottovalutare nonostante l'età.
Ma l'assenza di Alcaraz rimuove la variabile più imprevedibile. Sinner sa come battere Zverev. Sa come gestire Medvedev. Sa come leggere il gioco di Djokovic. Contro Alcaraz, la partita era sempre diversa — più fisicamente estenuante, più emotivamente drenante, con margini di errore più stretti.
Il tabellone: la mappa del percorso verso la finale
Il sorteggio del tabellone del 21 maggio ha disegnato un percorso che, sulla carta, è il più favorevole che Sinner potesse sperare.
Primo turno: Clement Tabur (wild card, n. 165 mondiale). Nessun problema previsto.
Secondo turno: probabilmente Fearnley o Cerundolo. Giocatori di buon livello ma non tra i più temibili sulla terra.
Terzo turno: possibile incrocio con Moutet (francese che l'anno scorso riuscì a togliergli un set), oppure con Kopriva o Landaluce. Una giornata impegnativa ma gestibile.
Ottavi di finale: il possibile derby italiano con Darderi o Berrettini. Entrambi sono avversari seri — Darderi ha dimostrato di trovarsi molto bene sulla terra, Berrettini quando è in forma è pericolosissimo — ma nessuno dei due appartiene alla categoria degli sfidanti che possono mettere in crisi il gioco di Sinner ai cinque set.
Quarti di finale: il momento in cui la partita diventa realmente difficile. Shelton o Bublik sono i potenziali avversari — Shelton con la sua fisicità e il servizio devastante, Bublik con l'imprevedibilità che lo rende sempre pericoloso. Non è il turno che si vince senza mettere le mani nella Terra.
Semifinale: Medvedev o Cobolli sembrano i candidati più probabili. Medvedev è la sfida più temibile tecnicamente — il russo ha un gioco di fondo che funziona bene sulla terra quando trova il giusto adattamento. Cobolli sarebbe la storia italiana più bella: un possibile derby azzurro in semifinale al Roland Garros.
Finale: dall'altra metà del tabellone, Zverev è il favorito. Ma anche Djokovic e Fritz sono candidati credibili.
Il peso della storia e la leggerezza che serve
C'è un paradosso nel modo in cui si parla di Sinner e del Roland Garros: più il Career Grand Slam diventa l'obiettivo dichiarato, più il peso di quella aspettativa rischia di diventare un ostacolo. Sinner è consapevole di questo — lo ha detto più volte nelle interviste, con quella combinazione di franchezza e controllo emotivo che è una delle sue caratteristiche distintive.
Il modo in cui gestirà il peso dell'aspettativa — il fatto che tutti si aspettino che vinca, che ogni vittoria sia vista come un passo verso il traguardo e ogni sconfitta come una catastrofe — sarà probabilmente tanto decisivo quanto la qualità tecnica del tennis che esprimerà.
I grandi giocatori che hanno completato il Career Grand Slam lo hanno fatto in modo diverso. Agassi ci ha impiegato anni, trovandolo solo dopo averci rinunciato. Federer ha vinto Roland Garros quasi per accidente, in una fase della carriera in cui non era più il favorito. Djokovic lo ha inseguito con ossessione e l'ha trovato nel momento in cui aveva smesso di rendere quell'ossessione visibile.
Sinner ha 24 anni, è il numero 1 del mondo, è in forma straordinaria, ha il tabellone più favorevole degli ultimi anni e gioca in un'edizione senza il suo principale antagonista. Se c'è un momento per farcela, è questo.