Il 20 maggio 2026, a Villa Doria Pamphilj a Roma, Giorgia Meloni ha ricevuto il Primo Ministro indiano Narendra Modi per il settimo incontro bilaterale in due anni di governo. Un ritmo di frequentazione diplomatica inusuale, che segnala qualcosa di preciso: l'India è diventata una priorità strategica della politica estera italiana.

I numeri spiegano perché. L'interscambio commerciale tra Italia e India oggi si aggira intorno agli 11-12 miliardi di euro. L'obiettivo dichiarato dai due leader è portarlo a 20 miliardi. L'ambizione non è irragionevole: l'India è la quinta economia mondiale, cresce a tassi che l'Europa si sogna (oltre il 7% annuo), e ha una classe media in espansione con una domanda crescente di prodotti di qualità — esattamente il segmento in cui il made in Italy eccelle.

Gli accordi firmati durante il vertice riguardano miniere, tecnologie verdi e supply chain strategiche. Tradotto: l'Italia vuole accesso ai materiali critici che l'India controlla (o può facilitare) e l'India vuole tecnologia italiana per la sua transizione industriale ed energetica. È uno scambio che ha senso per entrambe le parti.

Modi ha lodato il ruolo dell'Italia come "ponte tra Europa e Indo-Pacifico" — una formula diplomatica elegante che contiene però una strategia reale. In un momento in cui le tensioni tra Washington e Pechino ridisegnano le alleanze globali, l'India sceglie con cura i partner europei. L'Italia, con la sua posizione mediterranea e i suoi legami storici con il Medio Oriente e l'Africa, offre a Delhi una porta di accesso all'Europa che pochi altri possono garantire.