
Il Festival di Cannes 2026 è aperto. La Croisette ha accolto i suoi ospiti, le sale del Palais des Festivals hanno visto le prime proiezioni della competizione ufficiale, e il cinema mondiale si è dato appuntamento sulla costa azzurra per quello che rimane, nonostante tutto, il più importante festival cinematografico del pianeta. Non il più popolare, non il più vasto — Venezia ha tradizioni altrettanto profonde, Toronto ha un'influenza sul mercato probabilmente superiore — ma quello che pesa di più nel definire cosa conta nel cinema d'autore mondiale.
Cannes è il festival dove si prendono posizioni. Dove la selezione in concorso è già un giudizio sulla rilevanza culturale di un film. Dove il verdetto della giuria viene discusso, contestato, celebrato con un'intensità che non ha equivalenti nel circuito dei festival internazionali. E dove i film che vengono presentati, anche quelli che non vincono nulla, trovano una visibilità che può cambiarne la distribuzione mondiale.
Il cinema italiano un ritorno di qualità
La presenza italiana a Cannes 2026 è significativa, e merita di essere contestualizzata in quello che è successo nel cinema italiano negli ultimi tre anni.
Dopo un lungo periodo in cui il cinema italiano sembrava aver perso la capacità di dialogare con i festival e i mercati internazionali — producendo molto, ma spesso per un pubblico domestico ristretto o per la televisione — a partire dal 2023 si è visto un recupero di ambizione e di qualità che si è materializzato in presenze importanti a Venezia, a Berlino e ora a Cannes.
Non è un caso che coincida con l'affermarsi di una generazione di registi e produttori che ha fatto formazione in ambienti internazionali — alle scuole di cinema europee, sul set di produzioni straniere, attraverso coproduzioni che hanno abituato i filmmaker italiani a confrontarsi con standard produttivi diversi da quelli tradizionali del cinema italiano. Il risultato è un cinema che mantiene un radicamento culturale specificamente italiano — nei temi, nelle location, nelle storie — ma che parla un linguaggio formale capace di attraversare i confini nazionali.
La competizione ufficiale 2026 un'edizione particolarmente ricca
La selezione ufficiale in competizione al Cannes 2026 è stata descritta da molti critici che l'hanno seguita nelle prime giornate come una delle più forti degli ultimi anni — non perché ci siano tre o quattro film dominanti che staccano tutti gli altri, ma perché il livello generale è uniformemente alto.
La competizione è geograficamente ampia: film provenienti dall'Europa, dall'Asia, dall'America Latina, dall'Africa. È tematicamente diversificata: drammi storici, commedia nera, cinema documentario di confine, film di genere elevato. È formalmente eterogenea: stili narrativi e approcci visivi molto diversi condividono il palcoscenico senza che nessuno sembri fuori posto.
Questa varietà è uno dei segni di salute di un festival: significa che la selezione non ha risposto a un gusto univoco, ma ha cercato di rappresentare il cinema mondiale nella sua reale diversità. I festival che selezionano in modo troppo uniforme — secondo un'estetica riconoscibile, preferendo uno stile dominante — tendono a diventare autoreferenziali. Cannes 2026 sembra aver evitato questa trappola.
I pronostici un esercizio utile con molte cautele
Il dibattito sui favoriti a Cannes è un rituale che si ripete ogni anno, e ogni anno la storia del festival dimostra che i verdetti di Cannes sorprendono regolarmente le previsioni. La lista delle Palme d'Oro che nessuno aveva previsto è lunga quanto la lista di film favoriti rimasti a mani vuote.
Questo non significa che i pronostici siano inutili — servono a orientarsi in una competizione con molti titoli in gioco — ma vanno letti con la consapevolezza che la giuria di Cannes non è un meccanismo prevedibile. È composta di individui con sensibilità diverse, che reagiscono ai film in modo personale, e che nel chiuso delle deliberazioni trovano un compromesso che raramente corrisponde alla somma delle aspettative esterne.
Quello che si può dire con più sicurezza sui favoriti è identificabile attraverso i segnali dei critici che hanno visto i film nelle prime proiezioni stampa: i titoli che ricevono standing ovation prolungate, quelli che occupano le prime pagine dei principali media cinematografici internazionali, quelli intorno ai quali si forma rapidamente un consenso critico. Questi segnali non garantiscono la Palma, ma tendono a identificare i film che rimangono nella conversazione fino alla fine.
Il significato del verdetto oltre la Palma
C'è un aspetto del Festival di Cannes che va oltre i premi e che riguarda il cinema come conversazione culturale. Cannes è il luogo dove il cinema riflette su se stesso — dove le scelte della selezione e le successive riflessioni della giuria costituiscono un momento di autocoscienza dell'industria cinematografica mondiale.
Cosa pensa il cinema del 2026 di se stesso? Che domande si sta ponendo? Verso dove si sente attratto e verso dove si sente in fuga? I film di Cannes in competizione non rispondono a queste domande in modo sistematico — non sono un manifesto collettivo — ma cumulativamente offrono un'immagine delle preoccupazioni, delle ossessioni e delle speranze di chi fa cinema in questo momento.
Quello che la selezione 2026 sembra dire, almeno a partire dalle prime proiezioni e dai commenti della critica, è che il cinema internazionale è meno ossessionato dalla tecnologia di quanto ci si potrebbe aspettare nel 2026 — l'AI applicata al cinema, il dibattito sullo streaming, la crisi dell'esercizio cinematografico — e molto più interessato alle storie individuali, alle relazioni umane, alle domande che appartengono alla condizione umana in modo non contingente.
È un segnale incoraggiante per chi crede che il cinema — nonostante tutto — continui ad avere qualcosa di importante da dire.